Premesse - Parte Speciale

1. Struttura della parte speciale
La presente Parte Speciale è composta da una parte preliminare dedicata ai principi ed ai criteri, seguita da una parte dedicata alle regole generali cui si uniforma la condotta degli Organi Sociali, dei Dipendenti, dei Partners commerciali, dei Collaboratori o Consulenti e dei soggetti esterni che operano in nome e/o per conto della Società (qui di seguito, per brevità, semplicemente Destinatari del Modello), di una parte dedicata all’individuazione delle aree di attività a rischio, nonché dall’individuazione delle categorie di reati presi in considerazione dal Decreto.

 

2. I principi ed i criteri.
Il principio di legalità (art. 2 Dlgs. 231/2001)
Al principio di legalità penale, “nullumcrimen sine lege”, ex art. 25 c.2 Cost. si ispira anche nel Dlgs. 231/2001 che all’art. 2 dice che l’ente non può essere punito per il fatto, se al tempo in cui è stato commesso non comportava una responsabilità amministrativa e le relative sanzioni.

- La successione di leggi (art. 3 Dlgs. 231/2001)
L’ente non risponde per il fatto che secondo una legge posteriore non costituisce più reato o in relazione al quale non è più prevista la responsabilità amministrativa dello stesso; se vi è stata condanna, cessano l’esecuzione e gli effetti giuridici (art. 3).

2.1 I reati-presupposto della responsabilità dell’ente
La responsabilità amministrativa può sorgere in capo all’ente o alla persona giuridica, solo se un soggetto, un individuo, una persona fisica appartenente ad esso commette uno dei reati disciplinati agli artt. 24 e ss. del Dlgs. 231/2001 e successive modifiche.

 2.2 I criteri oggettivi e soggettivi di imputazione della responsabilità dell’ente
Il criterio oggettivo di imputazione stabilisce che l’ente è responsabile per i reati previsti agli artt. 24 e ss., commessi nel suo interesse o a suo vantaggio da persone appartenenti alla sua struttura organizzativa.
Il criterio soggettivo di imputazione stabilisce che i reati-presupposto devono essere stati commessi dalla persone in posizione di vertice  o da quelle sottoposte alla direzione o vigilanza delle prime . Se il reato è stato commesso da un soggetto in posizione apicale, l’ente non risponde se prova di aver adottato un efficace modello organizzativo, di aver attribuito la vigilanza sul medesimo ad un organo interno dotato di poteri autonomi di iniziativa e controllo, che la persona abbia commesso il reato eludendo fraudolentemente il Modello; in questi casi l’esenzione dalla responsabilità deve essere provata dall’ente.
Se invece il reato è imputabile ad un soggetto sottoposto alla direzione degli apicali, l’ente è responsabile se la commissione dell’illecito deriva dall’inosservanza degli obblighi di direzione e vigilanza; in questo caso  la condizione di responsabilità deve essere provata dal pubblico ministero.

-I criteri oggettivi: l’interesse e il vantaggio
L’interesse e il vantaggio sono i due criteri oggettivi di imputazione della responsabilità dell’ente ex art. 5 c.1 Dlgs. 231/2001.
L’interesse è identificato da un fine contenuto nella condotta delittuosa della persona fisica e per questo il giudice deve valutarlo ex ante, al momento dell’azione; infatti l’attuazione dell’interesse può verificarsi ma anche rimanere solo potenziale.
Il vantaggio, invece, è identificato da un profitto materiale ottenuto grazie alla commissione del reato anche indipendentemente dall’interesse del soggetto agente; infatti il vantaggio è sempre associato a beni materiali riconducibili al patrimonio.
Nei reati dolosi l’applicazione di questi criteri non presenta problemi mentre invece in quelli colposi la questione è più complessa.
I reati dolosi e colposi sono la conseguenza di un’inadeguatezza organizzativa da parte dell’ente, l’elemento giuridico della colpa può essere basato su una violazione delle norme per la tutela e la sicurezza sul lavoro da parte dell’ente in modo da concretizzare un abbattimento dei costi aziendali, traendone così un vantaggio.
Tuttavia per evitare che la responsabilità dell’ente sorga solo per un colpa nella vigilanza senza la possibilità di accertare un vantaggio (o un interesse), la giurisprudenza ha stabilito che, nei reati colposi, il collegamento tra ente e illecito non ha ad oggetto l’evento ma la violazione delle norme di sicurezza che comporta la commissione del reato.
Infatti l’evento lesivo è solo la conseguenza della violazione di tali norme, sottolineando la non volontarietà, caratteristica fondamentale dei reati colposi.
Infine è necessario che il vantaggio dell’ente consista in un risparmio derivante da un deficit di sicurezza che ha portato alla commissione del reato-presupposto da parte della persona fisica.

-La clausola di irresponsabilità dell’ente
L’art. 5 c.2 Dlgs. 231/2001 “l’ente non risponde se le persone indicate al comma 1, hanno agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi”; 

-I criteri soggettivi: gli apicali e i subordinati
Gli apicali e i subordinati sono i due criteri soggettivi di imputazione della responsabilità dell’ente ex art. 5 c.1 lett. a) e b) Dlgs. 231/2001.
I soggetti in posizione apicale svolgono funzioni di rappresentanza, di amministrazione, di direzione dell’ente o di un suo ramo dotato di autonomia finanziaria e gestionale; con riferimento al diritto commerciale tali figure possono essere:

  • Gli amministratori: ossia i membri del consiglio di amministrazione possono essere gli autori dei reati dai quali deriva la responsabilità dell’ente.
  • Gli amministratori non delegati: infatti in caso di delega, anche i non delegati hanno l’obbligo di vigilare sull’andamento gestionale e di impedire, se conosciuti, illeciti dannosi per l’ente.
  • Il Responsabile in virtù del contratto di lavoro che lo lega alla società.
  • I liquidatori (nei reati societari)
  • I soggetti destinatari di norme per la tutela e la sicurezza sul lavoro: come il datore di lavoro.
  • il responsabile che attua le direttive del datore organizzando l’attività lavorativa.
  • I subordinati, invece, sono i soggetti sottoposti alla direzione o alla vigilanza degli apicali, ossia persone fisiche che in caso di commissione di reati fanno sorgere una responsabilità amministrativa in capo all’ente.


2.3 L’autonomia della responsabilità dell’ente
L’art. 8 c.1 lett. a) Dlgs. 231/2001 afferma che la responsabilità dell’ente sussiste anche quando l’autore del reato non è stato identificato (o non è imputabile); da ciò si evince l’autonomia della responsabilità dell’ente rispetto a quella del soggetto agente.
La responsabilità dell’ente sussiste, anche se l’autore del reato-presupposto non è stato identificato.


3. Le regole generali
Rispetto delle leggi
I Destinatari del Modello sono tenuti al rispetto delle leggi italiane e di quelle del paese in cui sitrovano occasionalmente per ragioni di lavoro o in cui risiedono.
Nessun Destinatario del Modello può costringere o sollecitare altri Destinatari a violare le leggi italiane o di un paese estero ove la Società svolge la propria attività o ha comunque interessi diretti o indiretti.

Conflitto di interessi
I Dipendenti e i componenti degli Organi Sociali destinatari del Modello devono valutare prima di porre in essere o far porre in essere per interposta persona ogni operazione, la possibilità che si manifestino conflitti di interesse, attuali e/o potenziali, e provvedere affinché il conflitto venga evitato. Sono esempi, non esaustivi e puramente indicativi, di conflitto d’interesse:

  • condurre un’operazione in una posizione di vertice e avere interessi economici diretti o indiretti (tramite familiari e parenti) con i fornitori e/o clienti che collaborano all’operazione;
  • curare i rapporti con i fornitori e svolgere attività personali o tramite familiari con essi;
  • accettare favori da terzi per favorirli nei rapporti con la Società.

Chiunque si trovi in una situazione di conflitto di interesse è tenuto a darne comunicazione al proprio superiore gerarchico, il quale valuta se l’operazione possa essere ugualmente effettuata nel rispetto di misure e cautele per un adeguato controllo del conflitto stesso.
In caso di dubbio o di impossibilità a risolvere il conflitto d’interesse l’operazione deve essere sospesa e deve essere comunicata all’O.d.V.
Riservatezza
I Destinatari del Modello devono mantenere riservati tutti i dati e le informazioni della Società e del Gruppo acquisiti o trattati in esecuzione dell'attività per la Società, nonché assicurare il pieno e puntuale rispetto delle misure di sicurezza e di protezione.

Correttezza
I Destinatari del Modello devono gestire in maniera completa tutte le operazioni, garantendo la trasparenza delle relative informazioni e la legittimità formale e sostanziale di ogni singola operazione o transazione.

Imparzialità
I Destinatari del Modello devono evitare di favorire gruppi di interesse o singole persone, nonché astenersi da qualsivoglia discriminazione sul presupposto dell’età, dello stato di salute, del sesso, della religione, della razza o di opinioni politiche e culturali.

Comunicazioni all’esterno
I Dipendenti e i componenti degli Organi Sociali destinatari del Modello devono effettuare tutte le comunicazioni verso l’esterno, nel rispetto delle leggi e delle regole interne della Società  e professionali.
Nessun Destinatario può divulgare o utilizzare a profitto proprio o di terzi notizie o informazioni riservate attinenti le attività della Società.
Tutela dei beni aziendali
I Destinatari del Modello, nell’utilizzare i beni della Società, devono operare con diligenza per salvaguardare l’efficienza e la durata dei beni. È vietato l’uso improprio che possa arrecare danni e/o riduzioni di efficienza dei beni stessi.

Regali e benefici
Nessun Destinatario del Modello può offrire denaro, beni, servizi e benefici di qualsiasi genere, né in nome e per conto della Società né a titolo personale, a dipendenti o collaboratori di società od enti, allo scopo di promuovere e acquisire condizioni di favore per la Società nella conduzione di operazioni.
Nessun Destinatario può sollecitare o accettare denaro, beni servizi o benefici di qualsiasi genere in occasione dello svolgimento di attività per la Società.
Quanto sopra vale nei rapporti con persone, società o enti pubblici e privati, in Italia e all’Estero.
In deroga ai divieti sopra menzionati, è ammesso ricevere o offrire regali di modico valore, con ciò intendendosi un valore indicativo pari ad € 100,00, purché siano tali da essere interpretati come normali segni di cortesia o connessi con lo svolgimento della propria attività lavorativa e/o professionale.
È inoltre vietata ogni attività che sotto qualsiasi veste - per esempio sponsorizzazioni, incarichi, consulenze, assunzioni, pubblicità – o con attuazione in forma indiretta – per esempio tramite interposte persone – abbia le stesse finalità di acquisire favori per la Società.

 

4. La valutazione del rischio
L’art. 6 del D.Lgs. n. 231/2001 prevede un’analisi delle attività svolte nell’ambito della Società al fine di individuare  quelle che, in aderenza al Decreto, possono considerarsi a rischio di illeciti.
Pertanto, si è proceduto, in primo luogo, ad individuare le aree a “rischio reato”, così come richiesto dalla normativa in questione: tale attività viene definita di Mappatura.
Al fine di determinare i profili di rischio potenziale per M&P S.p.A., ai sensi della disciplina dettata dal D.Lgs. n. 231/01, sono state:

  • Individuate le attività svolte da ciascuna area aziendale;
  • Verificati i poteri in capo ai soggetti Apicali (deleghe e procure);
  • Effettuati colloqui con il Responsabile e con i responsabili delle diverse aree aziendali;
  • Accertate le singole attività a rischio ai fini del D. Lgs. 231/2001, nell’ambito delle diverse aree aziendali.

Le attività sensibili a rischio, cioè quelle direttamente svolte o affidate a terzi, che presentano diretti rischi di rilevanza penale ai fini del Decreto citato, sono descritte in dettaglio nell’Allegato 2;
La Mappatura è stata effettuata e condivisa con gli operatori interessati e con gli altri soggetti eventualmente coinvolti nello svolgimento delle attività considerate a rischio.
Dall’analisi della realtà aziendale e dai colloqui svolti è emerso che non tutti i reati previsti dal D.Lgs. n. 231/2001 sono astrattamente ipotizzabili nelle attività a rischio individuate nella M&P S.p.A..

 

5. I reati.
Art. 24.
Indebita percezione di erogazioni, truffa in danno dello Stato o di un ente pubblico o per il conseguimento di erogazioni pubbliche e frode informatica in danno dello Stato o di un ente pubblico

Art. 24 bis.
Delitti informatici e trattamento illecito di dati

Art. Art. 25
Concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità e corruzione.

Art. 25-bis.
Falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento

Art. 25-bis.1.
Delitti contro l'industria e il commercio

Art. 25-ter.
Reati societari

Art. 25-quinquies.
Delitti contro la personalità individuale

Art. 25-septies.
Omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro

Art. 25-octies.
Ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita

Art. 25-decies.
Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria

Art. 25-undecies.
Reati ambientali

Art. 25-duodecies.
Impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare

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